Approfondimenti

Abbracci gratis a Tokyo

Free hugs giapponesiFree hugs!”. Abbracci gratis. E’ questo, da un po’ di tempo, uno dei fenomeni più diffusi a Tokyo. Lo vedo la prima volta davanti alla stazione di Shibuya, il cuore della vita notturna della capitale giapponese. Due grossi manifesti lo annunciano a chiare lettere e, proprio lì davanti, stazionano sorridenti i free huggers, giovani e non più giovani, che proclamano il loro slogan preferito richiamando l’attenzione dei passanti e regalando, a chi vuole, un abbraccio gratuito. Il free hugging non è nuovo, ma ha storia breve. Sembra si sia diffuso da appena un paio d’anni grazie a un video in libera proiezione su internet, e che da lì abbia fatto il giro del mondo. In breve tempo, ha conquistato del tutto inaspettatamente la medaglia d’oro tra i fenomeni metropolitani più in voga del momento, negli Stati Uniti come in Europa, così come in Sudamerica. Lo scopo dell’iniziativa è, inutile dirlo, quello di diffondere liberamente amore, amicizia e rispetto per il prossimo, senza pregiudizi né scopo di lucro.

Al di là degli intenti ciò che, senza dubbio, ha determinato la fortuna del free hugging è il fatto che si presti a diventare con facilità un gioco innocente, da organizzare con gli amici in un pomeriggio di noia. Bastano due o tre manifesti di cartone dipinti a mano, una buona dose di allegria e la scelta della strada giusta.  Il fenomeno dei free huggers giapponesi, tutto sommato, non sembra molto diverso. Sembra essere solo l’ultimo di quegli innumerevoli casi in cui il Sol Levante, come accade ormai da più di un secolo, assorbe con assoluta ingenuità tutto ciò che fa parte del modo di essere e di apparire propri della cultura occidentale. E’ successo nei primi anni del 1900, quando le donne iniziarono a fumare e gli uomini a mettere la brillantina nei capelli, negli anni del rock & roll e in quelli delle manifestazioni studentesche degli anni ’60 e ’70. Ha coinvolto la moda, le abitudini alimentari, l’uso delle nuove tecnologie, la musica e in generale tutte le forme di intrattenimento.

Le città si sono gradualmente modificate per accogliere, e preservare, le nuove tendenze. Tra tutte, Tokyo è quella che meglio rappresenta questo continuo divenire, in un’esplosione di luce e colori, di boutique e night clubs, di ristoranti etnici e discoteche, di mostre d’arte e centri sociali. I giovani di Tokyo hanno una vasta gamma di stimoli e impulsi a cui attingere, probabilmente come non succede in nessuna altra parte del mondo. Scelgono in piena libertà dove andare, chi frequentare, come vestirsi, con chi sposarsi. Poi c’è una faccia diversa della città, quella stereotipata del giapponese timido, impacciato, attaccato a tradizioni vecchie come il rigido sistema comportamentale dei samurai di una volta. Tokyo è uno scoppio di vita, ma i suoi cittadini rimangono serrati dietro al loro tipico, cortese riserbo, che li fa apparire sempre un po’ assenti, un po’ distanti, quasi a disagio nel gestire situazioni insolite. Il loro contatto con il mondo avviene soprattutto attraverso i cellulari, che maneggiano con destrezza durante gli interminabili viaggi in metropolitana... ma rari, se non quasi assenti, sono i contatti umani. Di parole se ne scambiano poche, anche con i propri amici e familiari e il contatto fisico, per cultura, è limitato alla sfera privata.

Prova ne è il fatto che, ancora oggi, il saluto più comune è il solenne, ossequioso inchino giapponese. Assoluto rispetto, ma altrettanta discrezione: l’inchino è una forma di saluto con la quale si vuole esprimere, di solito, una forma di reverenza verso l’interlocutore, senza, però, invadere i suoi spazi. Insomma, evitando quel contatto fisico che nella cultura occidentale aiuta ad esprimere, con un linguaggio del corpo spesso ben più efficace delle parole, una sensazione istintiva.   Cosa penseranno mai, questi giapponesi, del free-hugging? Giovani sconosciuti propongono ad ignari passanti, altrettanto sconosciuti, un gesto d’amore inaspettato, un puro e semplice abbraccio. In un luogo pubblico, e senza una ragione plausibile. Le reazioni dei malcapitati sono le più diverse: la semplicità del gesto commuove o intimidisce, spaventa leggermente i più anziani, provoca scoppi di risa nei più giovani. Tutti reagiscono con moderata allegria pur non sembrando infastiditi, piuttosto piacevolmente sorpresi da questo nuovo, inverosimile passatempo.

Tuttavia, al di là del successo dell’operazione, è interessante constatare che c’è chi, nonostante tutto, a un movimento del genere aderisce e lo fa con entusiasmo. Abbandonati per un attimo il riserbo e la timidezza, finalmente i giovani trovano modo di esprimersi non solo attraverso capigliature improbabili e abbigliamento da pseudogangster metropolitani, ma anche attraverso la semplicità di un gesto antico, ma a loro sconosciuto, in completa contraddizione con la lezione dei loro padri.  Libera la mente, libera il corpo, questa sembra essere, almeno a parole, la nuova tendenza. Sembra troppo, per un gioco infantile. E probabilmente lo è, ma se a giocare si guadagna in freschezza e spontaneità, tanto vale lasciare che un po’ d’amore arrivi anche da queste parti. E che abbraccio sia. 

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